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Il caimano (parte 2)

seconda puntata: continua dal post precedente.

Vengono così individuati un ricco magnate straniero che finanzia il film in quanto vicino alla sua visione della politica italiana, e in quanto, soprattutto, il protagonista è un attore di sicuro successo (interpretato da Michele Placido).

La produzione comincia in pompa magna e tutto sembra andare per la meglio.
Fino a quando l’attore-star non decide di ritirarsi dal film (chissà, forse per pressioni esterne, ma l’argomento non viene neanche sfiorato), mollando tutto per concedersi un anno sabbatico da dedicare alla famiglia (si scoprirà poi che in effetti sarebbe andato a lavorare al progetto su Cristoforo Colombo, portato ugualmente avanti dalla Rai).

Il produttore di conseguenza viene meno agli impegni presi, tutto sembra fallire, compresa la vita del produttore.
Ma l’entusiasmo, la caparbietà e la forza d’animo della giovane scenografa, l’individuazione di un nuovo attore (interpretato da Moretti) e la buona sorte faranno sì che il film riesca ad essere prodotto ugualmente e a diventare un atto d’accusa politica.

Ora si sarà notato in tutto ciò che non ho mai scritto la parola “Berlusconi”, deliberatamente per sottolineare quello che era il mio concetto iniziale: la storia, che io mi sarei aspettata, causa l’inaudita pubblicità fatta in un certo senso, su Berlusconi non lo è affatto, o almeno quasi per niente.
Mi spiego meglio.
Il modo in cui Moretti inserisce Berlusconi in questa storia è il seguente: il film-denuncia della ragazza è incentrato sull’ascesa, economica prima e politica poi, di Silvio Berlusconi, un atto di accusa di tutte le illegalità da questi commesse.
Ma questo soltanto nelle parole della ragazza che espone la trama del suo film.
Alcuni flash, quali il piovere (materiale) di una valigia stracolma di soldi dall’alto su Berlusconi senza nulla conoscere sulla provenienza degli stessi, l’inizio della costruzione di Milano 2 e l’attività politica del Presidente del Consiglio, sono inseriti ne “Il Caimano” come scene del film in produzione dalla ragazza.
Nulla di approfondito, nulla di svelato, nulla di tutto quello che mi aspettavo: basta leggere un quotidiano per saperne molte di più su Silvio Berlusconi (ma per un’attenta analisi di tutto il suo operato è meglio leggere Marco Travaglio: i suoi libri sì che sono atti d’accusa con la A maiuscola!).

La conclusione cui voglio arrivare è che forse (SING, mi tocca ammetterlo!) per una volta ha avuto ragione Berlusconi: Moretti ha quasi voluto farsi pubblicità a suo nome con questo film.
Lo so: è un’affermazione grossa, ma sono fermamente convinta che se la scenografa avesse proposto un documentario sulle pecore della Birmania o su un trattato di botanica molto, ma molto poco sarebbe cambiato ne “Il Caimano”.
Me lo aspettavo più profondo sulle accuse trattate, mentre è stato un leggero accenno, acclamato più, a mio avviso, perché prodotto dall’ideatore dei girotondi, che perché un film-rivelazione come la campagna pubblicitaria ha voluto farlo passare.

fine

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