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Volevo solo dormirle addosso (parte 1)

MEA CULPA

Ogni volta che vedo un provino in tv o sento un trailer per radio relativamente ad un film che mi piacerebbe vedere inserisco il suo titolo nel mio ormai gigantesco file “film che voglio vedere” (non mi ci basterebbe una vita per vedere quelli che ci sono finora, ma la cosa buffa è che ne inserisco sempre molti di più di quanti ne riesca a togliere!).

Non ricordo neanche quando e come ho sentito parlare di “Volevo solo dormirle addosso”, ma fatto sta che… se è nel file, vuol dire il film lo voglio vedere!
E allora si inizia la ricerca.

Fase uno: cinema. Ovviamente neanche a parlarne: chissà quando ho inserito quel titolo, quindi non è in programmazione… se mai lo è stato!
Fase due: videoteche del paese in cui abito. Niente nel distributore automatico, faccia sconvolta del commesso quando lo chiedo direttamente a lui.
Fase tre: videoteche del mio paese di origine. Risultato come nella fase due!
Fase quattro: programmazione tv. Manco a dirlo… ma che è questo film, introvabile (vabbe’, lo ammetto, mi capita un sacco di volte: ci ho fatto l’abitudine a voler vedere film non proprio di grandissimo successo!)???
Fase cinque (a mali estremi, estremi rimendi): scarico il film da internet.

Chi la dura la vince: ho il film e, dopo una giornata molto movimentata, mi sdraio nel mio lettone a quattro di bastoni con ottomila cuscini, lo inserisco nel lettore dvd e via, si parte

LA TRAMA

Marco è un giovane di 33 anni che lavora in un’azienda il cui slogan è “people first”, “la gente prima di tutto”. Si occupa di inserimento e formazione del personale, compito che gli riesce assai bene di realizzare mediante la sua personale teoria in base alla quale quello che aiuta un dipendente a crescere è il complimento e mediante il suo personalissimo slogan “ti stimo” che utilizza in qualsiasi circostanza della sua vita: per congedarsi con un amico, prima di fare sesso con la sua ragazza, per salutare sua madre o la sua segretaria e quant’altro… lui stima tutti e lo fa sapere!
Per questo suo compito è molto apprezzato ed amato dai colleghi.

Ma questa rosea situazione termina nel giorno in cui l’azienda passa in mano a proprietari francesi che, resisi conto della totale assenza di vendite e di fatturato, inviano un loro rappresentante molto acido e antipatico con segretaria-contabile cinese-francese al seguito (il cui livello di simpatia è prossimo a quello del suo capo se non addirittura inferiore!) per risanare il bilancio dell’azienda.

Dai conti della cinese-francese risulta che 25 dipendenti su 90 devono essere licenziati, affinché il bilancio venga recuperato.
L’antipatico affida l’ingrato compito a Marco: se nel giro di due mesi e mezzo riuscirà a raggiungere il target, obiettivo raggiunto, bonus e incentivi per l’incaricato, se licenzierà anche solo un dipendente in meno, obiettivo non raggiunto.
E se questo non fosse sufficiente, Marco lo deve fare in maniera tale che i dipendenti licenziati non si sentano scontenti, quelli rimasti continuino a lavorare in un clima sereno e piacevole e i sindacati non vengano allarmati.
Insomma: che più?!?!?!?

Marco, già precedentemente molto preso dal suo lavoro, continuerà ad elaborare dati sul suo portatile giorno e notte, avendo colloqui con quasi tutti i 90 dipendenti dell’azienda: il suo piano è incentivare l’andata in pensione per chi è vicino all’età pensionabile e spingere i giovani a cambiare lavoro, ma per farlo dovrà combattere contro le giuste reazioni ed opposizioni dei diretti interessati, contro le loro vite e le loro difficoltà.

Ovviamente Marco diventa un personaggio odiato e temuto all’interno dell’azienda e i dipendenti lavorano in un clima sempre più pesante, ognuno temendo che il prossimo “nominato” sarà lui.

fine della prima puntata: questo post è troppo lungo, lo continuo appena posso!

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