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Il caimano (parte 1)

Ebbene si: sono di sinistra, forse anche più a sinistra di Bertinotti (!!!), ma adoro più di ogni altra cosa conservare integra la mia libertà e autonomia di pensiero.
E proprio in nome di questo principio mi accingo a valutare il film di Moretti in una maniera sicuramente impopolare e che susciterà acri reazioni, visto l’immane successo che il regista ha ottenuto a livello nazionale ed internazionale.

Adoro Moretti, ma questo film me lo aspettavo totalmente diverso da ciò che in effetti è, proprio per quello che il regista ha voluto costruirci intorno (il non rivelare nulla a nessuno della trama durante la fase di preparazione prima, il proporlo come una patata bollente poi) e che forse io, per mie errate supposizioni, ho atteso come molto diverso.

“Il caimano” era l’attesissimo film “anti-berlusconiano” la cui uscita in periodo di campagna elettorale ha suscitato molto clamore, al punto che Fabio Fazio, intervistando Moretti a “Che tempo che fa?”, gli domandò ironicamente: “Ma le elezioni non disturbano l’uscita del tuo film?”.

Me lo aspettavo come una denuncia pesante, oltre che come una rivelazione imponente su retroscena ancora ignoti dell’uomo di affari e di politica Berlusconi: voglio dire qualcosa come il “Fahrenheit 451” (accusa pesante contro il governo Bush) o “Il muro di gomma” (film-documentario sulla strage di Ustica).

Niente di tutto ciò. E non mi accingo a criticare la regia o la sceneggiatura, visto che non ho le competenze per farlo, ma proprio la trama del film.

“Il caimano” è la storia di un produttore televisivo (interpretato magistralmente da Silvio Orlando) che, avendo prodotto sempre film di serie C, non riesce a riscattare la propria posizione, se non inventando di avere in cantiere un film su Cristoforo Colombo, in modo da ottenere fondi per iniziare un nuovo progetto, qualsiasi esso fosse.
Ma non avendo neanche pensato mai a questo nuovo lavoro, non sa da quale parte cominciare a risalire dal suo declino professionale, mentre la sua autostima cade sempre più sotto i piedi e il suo matrimonio comincia ad andare in crisi.

In questo clima ad una presentazione conosce una giovane scenografa che, dopo aver proposto il suo primo lavoro a destra e a manca, vedendoselo rifiutare in quanto troppo impegnato dal punto di vista politico per una esordiente, lo sottopone, come ultima spiaggia, al produttore in questione.
Questi, fiutando una possibilità di estremo riscatto, decide di far passare il film della ragazza, anziché quello mai neanche cominciato su Cristoforo Colombo, come suo nuovo progetto.

Ma la Rai non se la sente di investire fondi su questo argomento, troppo distante da quello inizialmente pattuito.

fine della prima puntata: questo post è troppo lungo, lo continuo appena posso!

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