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Volevo solo dormirle addosso (parte 2)

La vita di Marco, che già non era questo granché al di fuori dell’attività lavorativa, diventa inesistente, al punto che la sua “fidanzata” (virgolettato perché lei stessa domanda a lui se lo fosse e lui risponde di trovarsi nella “fase post-trombata”, al che lei ribadisce che una fase post-trombata che va avanti da tre mesi è un po’ troppo lunga, ottenendo la risposta che allora si è nella fase post-trombata nella quale si vede se la storia va avanti e ci si mette insieme, oppure ci si lascia) lo mette spalle al muro, fino a lasciarlo, visto che lui altro non è che un “meurto” per lei: niente uscite insieme, niente vita al di fuori del lavoro, ovunque lei lo deve trascinare per il collo, soltanto sesso tra di loro e “voglia di dormirle addosso”.

Il target aziendale viene, a prezzo molto caro, raggiunto da Marco, ma il finale lo lascio scoprire a chi è arrivato a questo punto della lettura della mia recensione ed ha deciso (nonostante tutto!) di guardare il film.

IL PERSONAGGIO

La sola definizione della ragazza basta a descriverlo: “muerto”.
Una persona totalmente ed unicamente assorta dal lavoro (frase conclusiva del film: “Devo lavorare”), definito da un’amica “uno tutto dentro”, in contrapposizione alla fidanzata che sarebbe “una tutta fuori” e che, come lei stessa dice, vuole vivere ed amare.
Una persona squallida che non ha il coraggio, come aveva fatto il suo diretto superiore, di dire di no ad una richiesta così infame come quella di segare venticinque colleghi.
Una persona che non ha rapporti se non brevi e fugaci con i suoi familiari più stretti, che non ha amici e che quando si trova con gli amici della sua fidanzata fa di tutto per non socializzare.

Certo forse alla fine del film si riscatta ma l’interrogativo sul perché del suo gesto (che non vi dico!) resta: l’ha fatto per raggiungere il target o perché davvero voleva farlo?

IL FILM

Non capisco molto di sceneggiatura, regia e robe simili. Posso esprimere soltanto la mia opinione relativamente al film (che per la maggior parte si svolge nello studio nuovo di zecca di Marco oltre che nella sua incasinatissima casa): è un po’ pesante, perché la maggior parte delle scene sono colloqui di Marco con gli altri dipendenti, ma sicuramente rappresenta eccelsamene la pesantezza della vita del protagonista.
Non c’è neanche il lieto fine: in ogni caso, qualsiasi sia il motivo del suo gesto, il protagonista non si redime, in quando preferisce essere lasciato dalla fidanzata piuttosto che dirle “ti amo” (perché per lui “ti amo” e “voglio dormirti addosso” sono sinonimi in quel momento della sua vita), conclude il film con un “devo lavorare”… alla fine non ha capito nulla di ciò che veramente conta nella vita. Neanche dopo la scenata che gli fa un collega, che gli contrappone il suo modo di intendere la vita: il lavoro minimo indispensabile, famiglia e divertimento fuori dell’orario lavorativo, nei week-end, nel tempo libero, lavoro che non assorbe e giustifica univocamente l’esistenza, ma fatto per sopravvivere dignitosamente.

E’ questa anche la mia filosofia, Marco non l’ha capita e io non lo stimo affatto, come non stimo la gente come lui.

Il film non lo consiglio. Personalmente mi aspettavo di più, rispetto ad un paio d’ore dopo le quali ho pensato: “Avrei fatto meglio ad addormentarmi prima, così domattina mi sveglio non assonnata”!!!

fine

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